Roberto Benigni, Oscar. Parole chiave per la Giornata della Memoria

ebrei

Roberto Benigni – Oscar. Un binomio indimenticabile per il nostro Paese, così come lo è il film che gli valse il Premio, La vita è bella, con cui celebriamo la Giornata della Memoria

Abbiamo tutti in mente l’immagine di quel folletto impezzito che salta sulle poltrone del Kodak Theatre di Los Angeles. Era Roberto Benigni. Oscar del 1999. La vita è bella vince la statuetta per le musiche, firmate da Nicola Piovani, e come migliore film straniero, un evento molto raro per il cinema italiano. Oltre a quella immagine buffa e la commozione di Sofia Loren, di quel giorno si ricorda un discorso pieno della parola amore, per un film che racconta invece una delle pagine più nere della storia.
 

Roberto Benigni, Oscar e il racconto della Shoah

Di Roberto Benigni, Oscar del 1999, viene raccontato – in quella occasione in particolare – come l’immagine della gioia e dell’allegria. Così anche nel film, pervaso da quell’atmosfera di gioco che ha fatto amare (o detestare) il suo racconto. Ne “La vita è bella l’orrore prende la forma solo apparentemente lieve del gioco, che si fa tanto più grottesco quanto più tragico si fa quel che accade intorno. Basti pensare al gioco vero e proprio tramite il quale Guido, impersonato da Benigni, fa trascorrere il tempo  al figlio – Giorgio Tarantini – dentro al campo di concentramento. Ma il gioco comincia anche prima, mentre l’odio delle camice nere segna tutti gli aspetti del vivere, dal lavoro che non c’è più ai negozi dentro i quali è vietato l’accesso “ai cani e agli ebrei”. Pagine della Storia ancora così vicine, che ricorrenze come la Giornata della Memoria sono ancora essenziali a ricordare. E che sono, spesso, difficili da raccontare. Difficile soprattutto farlo in un modo che sia empatico, che ci renda consapevoli che non è soltanto una vecchia pagina di storia. La leggerezza di Roberto Benigni, Oscar forse anche per questo, è molto consapevole. Richiede talento e serve ancora, anche a questo. A raccontare a tutti una storia che qualcuno riesce ancora a reputare lontana da sè.
 

Roberto Benigni, Oscar comico e innamorato

Roberto Benigni, Oscar inatteso, nel ricevere il premio occupa il palco con un discorso torrenziale, che suona più o meno così: “è sempre una questione d’amore. Vorrei dedicare questo premio a loro, ai veri protagonisti di questo film, quelli che non sono qui e che hanno dato la loro vita in modo tale che oggi possiamo dire che ‘La vita è bella’. Nel discorso di accettazione del Premio di Roberto Benigni ricorre spessissimo la parola amore. Un amore sopra le righe, buffo e un po’ da favola che somiglia al protagonista del film, eppure sembra essere quanto di più lontano dall’angoscioso orrore dello sterminio dei milioni ebrei, zingari, omosessuali, antifascisti, prigionieri politici, asociali che la follia nazifascista ha ucciso. Questo tema quasi favolistico a qualcuno sembra quasi fuori luogo, così come la leggerezza e l’ironia che pervadono l’intera pellicola.

Dei momenti più drammatici del film non di rado si ricordano barzellette e boutade. Si può ridere dentro una tragedia? Roberto Benigni vince l’Oscar anche perchè l’Academy – premiandolo – sembra voler rispondere che sì, si può, ed anzi ci vuole talento. Che anzi non offende e sminuisce l’urgenza di un tema e di una giornata come quella del 27 gennaio. Come disse Romain Gary “l’ironia è una dichiarazione di dignità. L’affermazione della superiorità dell’uomo su quel che gli capita”. Certo non si può considerarsi superiori a un errore enorme come quello dello sterminio, però il racconto divertito, che diventa apertamente grottesco nella porzione dedicata al campo di concentramento, ne restituisce con chiarezza l’assurdità. La follia che ci appare evidente vedendola raccontare. E che al contrario è stata (ancora è?) la più spietata delle verità.
 

Roberto Benigni, Oscar e dati storici

Non serve a granchè raccontare la trama e lo sviluppo de La vita è bella, il film che a Roberto Benigni è valso l’Oscar e rimane nella storia (anche per incassi e fortuna di massa) del cinema italiano. A tutti sicuramente è capitato di vederlo, si è stati invitati o accompagnati a farlo a scuola o negli anni dell’infanzia. Se non è successo, la Giornata della Memoria del 27 gennaio può sicuramente essere adatta per vedere il film, o aiutare chi non sa a comprendere – anche nel concreto – cosa potesse significare vivere (questo vale soprattutto per la prima parte) in quel contesto storico.

Che è descritto, al netto del tono, con una buona approssimazione di fedeltà, fatta la querelle ancora viva sulla scelta di far liberare il campo di concentramento dagli americani anzichè dai russi, forse proprio per motivi legati agli Oscar. Naturalmente non può che essere soltanto un inizio per approfondire. Sorridere, per poi essere capaci di  riconoscere se davvero questa pagina di follia – fatte le debite proporzioni – è stata davvero lasciata alle spalle.

 

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