Cristiano Ronaldo, quando il talento si crea con il lavoro

cristiano ronaldo

Cristiano Ronaldo è uno dei simboli del calcio mondiale, uno dei campioni più vincenti e amati. Un emblema del talento, ma non solo: del modo in cui mantenerlo: con la fatica

Cinque Palloni d´oro, quattro Scarpe d´oro – il riconoscimento per il miglior marcatore continentale – e trentadue trofei in giro per i campionati di tutta Europa, di cui sette scudetti in paesi diversi, cinque Champions League e una Nations League, a cui si aggiunge un Europeo, vinto da capitano del suo Portogallo di cui è capocannoniere e simbolo. Questo è il bottino di Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro, per tutti semplicemente Cristiano Ronaldo. Sono i numeri in nome del quale è  considerato da molti uno dei migliori talenti del calcio europeo, se non il calciatore più forte – almeno della sua generazione. Un talento assoluto, che proprio per questo ci aiuta a capire bene come si emerge davvero.

La storia di un talento? Il predestinato Cristiano Ronaldo

Cristiano è nato a Madeira nel 1985, e ha iniziato a giocare a calcio nello Sporting, uno dei due club simbolo di Lisbona e del Portogallo. Ma il suo talento è stato evidente da subito, tanto è vero che ha esordito a soli 18 anni, appena maggiorenne, nel Manchester United, uno dei club più importanti della Premier League. Un talento assoluto che, da quel punto in poi è esploso. Il primo Pallone d´oro infatti lo ha vinto ad appena ventitrè anni. Dopo aver vinto tutto quello che c´era da vincere, come avrebbe poi fatto in Spagna, vincendo quindici trofei dopo essere arrivato alla corte del Real Madrid come il calciatore più  pagato fino ad allora.

Che Cristiano Ronaldo fosse un predestinato lo aveva capito Sir Alex Ferguson – l´uomo in nome del quale recentemente è tornato a Manchester per rispondere ai Citizens degli sceicchi – , quando nel 2oo3, non ancora magiorenne, aveva contribuito alla vistosa sconfitta dei Red Devils da parte dello Sporting. Ma lo avevano visto anche i suoi connazionali, quando in una sola stagione le giovanili dello Sporting gli fanno scalare Under 16, 17, primavera e prima squadra. In una sola stagione! Se non è talento questo…
Proprio su queste basi, Cristiano Ronaldo è diventato CR7. un campione, un simbolo, una azienda e un emblema di talento: tutto nella stessa persona!

Cosa pensa Cristiano Ronaldo del talento

Ma lui, Cristiano, cosa pensa del talento? Non serve conoscerlo bene per sapere che – tutto questo talento – è per Cristiano Ronaldo il motore stesso della sua vita. Ma non la intende come un punto di arrivo, come una dote da esaltare. Anzi, è  il mezzo per diventare sempre migliore. Ad esempio, diventa negli anni centrale il paragone con gli altri, in particolare con l´altro campione assoluto della sua generazione, Lionel Messi.  I due si sfidano, sempre, anche da lontano. Anche se Cristiano Ronaldo ha dichiarato: “La mia motivazione non dipende dagli altri: sono io che voglio essere sempre al top. Essere uno di fronte all’altro in Spagna ci ha permesso di essere migliori, più performanti”. Anche a dispetto dei documenti. Quanti possono dire di essere rimasti i migliori a 35 anni, e di aver segnato settecento gol? Cristiano Ronaldo lo rivendica.

Talento? Senz´altro. Ma non soltanto. A dirlo è proprio Cristiano Ronaldo, che in una intervista data a Repubblica nel corso degli anni alla Juventus, ha parlato di talento, ma anche di quello che lui considera il vero segreto delle sue vittorie. Il duro lavoro, e la fatica. Come si diventa CR7? “Primo, il talento. Senza quello, non puoi fare molto. Dopo, il lavoro, perché il talento senza lavoro è inutile. Nulla cade dal cielo. Non sarei mai arrivato dove sono senza la mia voglia di lavorare”

I segreti di Cristiano Ronaldo

Lavoro, fatica, impegno. Il talento, da solo, non basta. Lo dice Cristiano Ronaldo e lo dicono gli esperti, che hanno sintetizzato in pochi, sintetici ed efficaci punti i segreti per diventare Cristiano Ronaldo. Ad esempio, secondo il coach Diego Tambaioli, si disinnesca perfino il concetto di talento. Volendo, “mentalmente chiunque potrebbe essere un fuoriclasse come il portoghese”. La mente infatti è il muscolo fondamentale. La storia del calcio è  piena, infatti, di talenti che non sono riusciti a sostenere psichicamente la pressione a cui li sottopone il loro talento. Ma non basta. Ci sono altri otto passi, che nella sua esperienza di Mental Coach Tambaioli sintetizza in modo efficace. Cosa fare per trasformare il talento nel carburante di un campione?  Definire in modo chiaro i propri obiettivi a corto, medio e lungo termine. Poi aumentare la propria consapevolezza, mantenere elevata l’autostima.

Concentrarsi totalmente durante l’allenamento quotidiano a cui si aggiungono tecniche di allenamento alternativo e complementare che accelerano di almeno 5 volte il tempo di apprendimento e perfezionamento della tecnica. E ancora, utilizzare strumenti e tecniche che ti portano a gestire i momenti di tensione a tuo vantaggio, imparando ad adattarsi alle situazioni esterne affinché si creino le situazioni migliori per rendere al meglio.

Un talento che vuol essere un campione, inoltre, lavora sulla propria fisiologia pur mantenendo convinzione delle proprie capacità. Inoltre alimenta la fame di vittoria, ma ricordando che il successo personale è conseguenza del successo di squadra. Fondamentale, poi, ricordarsi di tutti i momenti estremamente positivi che servono a rendere le proprie convinzioni ancora più forti ed efficaci. Infine, un talento che vuole investire su se stesso lavora sulla propria consapevolezza, stimolando l’attenzione totale (mindfulness) in vari momenti della giornata, cosa che ne aumenta l’intuito e lo aiuta a “prevedere” la giocata durante la partita: questo si usa chiamarlo il sesto senso dell’attaccante.

Tu, senti di poter diventare Cristiano Ronaldo?

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