I Beatles e il loro talento rimasti nel tempo, secondo George e Ringo
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I Beatles e il loro talento rimasti nel tempo, secondo George e Ringo

Paul, John, George e Ringo, sono entrati nella storia della musica. Anche per le generazioni successive, i Beatles e il loro talento sono nella storia della musica. Ma cosa si dice oggi di alcuni di loro?

Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr, al secolo Richard Starckey, erano tre ragazzi di Liverpool, ma sono entrati nella storia. Quando nel 1960 hanno fondato i Beatles, John e Ringo avevano 20 anni, Paul 18 e George 17. Quattro giovanissimi destinati, in appena dieci anni, a diventare degli eroi della loro generazione, e una pietra miliare della musica. I Beatles e il loro talento sono amatissimi anche oggi, e ancora si approfondiscono le loro capacità e le loro storie. Ma cosa si dice di loro oggi?
 

I Beatles e il loro talento, cosa dice Ringo Starr del suo?

Rngo Starr è ricordato soprattutto come il batterista dei Beatles, ma durante e dopo quell’esperienza, l’artista britannco è stato molte cose: batterista, cantautore, compositore, attore e pittore. Con il gruppo di Liverpool, Starr è stato cantante principale o corista dei Beatles, in alcune occasioni scrivendo dei testi rimasti nella storia. Nonostante questo, però, parlando dei Beatles e del loro talento Ringo Starr ha fatto dichiarazioni per qualcuno inaspettate. Ha, cioè, ammesso di non avere abbastanza talento per scrivere da solo i testi delle canzoni.

Per questo, sia prima che dopo i Beatles, come riporta R3m, si è spesso fatto aiutare. In particolare, racconta di aver chiesto spesso la collaborazione dell’amico George Harrison. Spiega:  “Andavo sempre da George per aiutarmi a finire la canzone. Non avevo il talento per finire una canzone. Con Back Off Boogaloo, sono andato da George e mi ha aiutato a finirla.”Il collega anche nei Beatles è stato il sostegno fondamentale per completare alcuni brani di successo della carriera solista di Starr, soprattutto quelli più pop e radiofonici.
 

I Beatles e il loro talento: Harrison era il più grande?

Proprio Harrison, secondo alcuni, era “Il più grande dei Beatles”. Così scrive Vieri Pieroncini su Artspecialday, ricordando il grande concerto in memoria del musicista, scomparso appena cinquantottenne. Eppure, sintetizza l’articolista “ha lasciato talmente tanta musica indimenticabile da rendere praticamente impossibile una silloge: [d]ella brillantissima carriera da solista”.

Nella vicenda di Harrison non c’è solo la musica: C’è stato tempo per l’impegno nella cinematografia, la fondazione di una propria casa musicale, ma soprattutto l’organizzazione di quello che forse fu il suo impegno più importante, l’organizzazione del famoso Concerto per il Bangladesh del 1971, il primo grande evento musicale che ha anticipato lo storico Live Aid del 1985.

Parlando dei Beatles e del loro talento, però, anche Harrison è modesto: “Non sono che uno dei tanti che sa suonare un po’ la chitarra. So scrivere un po’. Non credo di saper fare nulla particolarmente bene, ma credo che, in un certo senso, sia necessario che io sia esattamente così”. Eppure la carriera successiva di Harrison è stata molto fortunata, anche se lui ricorderà sempre positivamente l’esperienza dei Beatles, nonostante i rapporti difficili coi colleghi – in particolare con Paul, che non lo riteneva talentuoso.

Eppure lui, anche rispetto ai Beatles e al loro talento, ebbe a dire: “Nell’insieme non avrebbe proprio importanza se non avessimo mai fatto dischi o cantato una canzone. (…) Con queste premesse direi che non ha molta importanza se sei il re di un paese, il sultano del Brunei o uno dei favolosi Beatles; conta quello che hai dentro. Alcune delle migliori canzoni che conosco sono quelle che non ho scritto ancora”

 

Perchè i Beatles e il loro talento sono un pezzo di storia

Le parole dei due componenti forse meno in vista rispetto agli istrionici John e Paul, raccontano molto di quelli che erano i Beatles e il loro talento, e del motivo per cui il gruppo è rimasto nella storia. Come scrive Gabriele Antonucci su Panorama, i Fab Four, come erano noti, i Favolosi quattro, sono stati i primi a eliminare la figura del frontman unico, suddividendo ruoli e responsabilità – come denotano anche le loro dichiarazioni – tra tutti i membri.

Non solo: in un tempo che certo non pensava ai giovani nè ne apprezzava la volontà di cambiare il mondo, i Beatles e il loro talento sono stati i primi a mettersi al servizio dei ragazzi, a esistere e scrivere e cantare soltanto per loro, incarnando tutte le loro aspirazioni. Per questo i quattro ragazzi finirono col godere di una fama che spesso si mescolava con l’idolatria, persino la divinizzazione. Erano seguiti da un affetto a tratti fanatico, che oggi è normale, ma allora era qualcosa di sorprendente e spesso imprevedibile.

La forza dei Beatles e del loro talento sta, però, soprattutto nella musica. Scrive Angelucci che quella dei quattro di Liverpool era, ed è ancora “una musica solida, ideata con un forte concept, che necessita della massima qualità sonora e di un supporto destinato a durare nel tempo”. Esattamente come accade ai Beatles e al loro talento.