Il talento di Sofia Loren: un’icona senza tempo

Uno dei simboli dell’Italia nel mondo, non solo per la sua straordinaria bellezza, ma ormai è senza tempo anche il talento di Sofia Loren.

Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, da qualche mese ha spento le prime ottantacinque candeline. Sarebbe bello chiederle a quale punto di questa lunga e ricca esistenza ha capito che sarebbe diventata il simbolo di cui oggi tutta l’Italia si gloria. Di certo è più facile, per noi, riconoscere l’esempio e il valore del talento di Sofia Loren.

Il talento di Sofia Loren: un esempio precoce

Alla storia e alle persone comuni è stata consegnata come “La ragazza di Pozzuoli”, la più bella d’Italia e un’altra lunga serie di definizioni, spesso semplicistiche, che tuttavia non sempre raccontano adeguatamente il talento di  Sofia Loren, anche se il fascino è la prima cosa che di lei è stata notata, e forse quella che l’ha spinta a buttarsi nello spettacolo. La madre, infatti, prima di innamorarsi dell’uomo con cui avrebbe avuto Sofia, aveva vinto un concorso per andare a Hollywood come sosia della “divina” Greta Garbo. Sarà però la figlia a realizzare il sogno americano. Il suo debutto, però, diversi anni prima – nel 1950 – sarà dovuto alla sua bellezza, che le vale il premio Miss Eleganza, creato apposta per lei a Miss Italia. Un riconoscimento che la induce a provare la carriera di fotomodella, dando inizio alla sua carriera. Diventa infatti protagonista, nei primi anni Cinquanta, di diversi fotoromanzi.

Si comincia a riconoscere il talento di Sofia Loren

Nel frattempo, però, giovanissima, incontra il produttore Carlo Ponti, che se ne innamora. Sa però soprattutto riconoscere il talento di Sofia Loren, e decide di aiutare la giovane pupilla. In quello stesso anno, non ancora maggiorenne, è infatti già comparsa nel kolossal diretto dal regista americano Mervyn Le Roy, “Quo Vadis?.  Tornerà poi al primo ruolo, quello di fotomodella, prestando la sua immagine per diversi fortunati fotoromanzi – come ricorda Cinematografo –  pubblicati sulle riviste “Sogno” e “Cine Illustrato”. Il primo di questi si intitolava “Non posso amarti” e l’ultimo “L’adorazione intrusa”.

Ma il talento di Sofia Loren (o Scicolone, o Lazzaro, nei primi anni viene accreditata con diversi nomi) è pronto ad altri palcoscenici. Nei primi anni cinquanta prenderà parte, ricorda Fanpage, a moltissimi film. Qualche titolo? Tototarzan”(1950), di Mario Mattioli; “Luci del varietà”(1950), per la regia di Alberto Lattuada; “Milano miliardaria”, “Il mago per forza” e “Era lui, si, si!”, tutti del 1951 e diretti da Vittorio Metz, Marcello Marchesi e Marino Girolami; “Anna”(1951), sempre di Lattuada e “La tratta delle bianche”(1952), del grande Luigi Comencini, il padre di Francesca e Cristina che ne hanno ereditato il mestere.

Nel 1953 ricopre il suo primo ruolo da protagonista nel film “Aida”, diretto da Clemente Fracassi, nel quale è doppiata (come allora si usava anche per le attrici madrelingua) dalla celeberrima soprano Renata Tebaldi

Il talento di Sofia Loren alla sua consacrazione

Presto, però, è il momento della vera esplosione. Che ha soprattutto un complice: Vittorio De Sica. Sarà lui a firmare la regia dei film più fortunati con Sofia, e a instaurare quel sodalizio che consegnerà il talento di Sofia Loren agli annali. Arrivano “L’oro di Napoli” nel 1954 e “Ieri, oggi e domani” nel 1963.
La stella di Loren è ormai una certezza del firmamento del cinema mondiale, che ad oggi la vede aver recitato in oltre ottanta film, aver conquistato l’America del cinema e vinto tutto quel che si poteva vincere. I due squilli più importanti arrivano presto, e ancora con il solito alleato. Riceve infatti già nel 1962 il suo primo Oscar per il film di Vittorio De Sica “La ciociara” e nel 1964 una nomination agli Oscar per “Matrimonio all’Italiana”.

Dopo, è una lista di riconoscimenti quasi senza fine, così come li mette in fila cinematografo. Nel 1991 Oscar alla carriera e Legion d’onore da parte della Francia. 1998: Leone d’Oro alla Carriera consegnato al Festival di Venezia a Carlo Ponti perché lei in quel momento era negli USA e aveva avuto problemi di salute, e Globo d’Oro alla Carriera, assegnato dalla stampa estera in Italia. Nel 1999 l’Accademia italiana le consegna il David di Donatello alla carriera. A segnalare il valore a livello mondiale della sua figura e il riconoscimento globale del suo talento, anche un altro simbolo importante. Nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino il 10 febbraio 2006 è stata una delle 8 donne a portare la bandiera olimpica insieme a Susan Sarandon e alla scrittrice Isabel Allende.
Un orgoglio e una qualità straordinaria, il talento di Sofia Loren, che, c’è da crederci, non ha ancora finito di stupire.

 

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