Talento, definizione eloquente e dalla storia lunga

Parliamo spesso di talento. Ma cosa significa davvero questo termine? Scopriamo la storia della parola talento: definizione con molto da raccontare 

Quando si usa il termine talento, oggi, se ne parla come di una abilità innata, oppure di una capacità che, se sviluppata, ci permette di  figurare tra i migliori di una disciplina o di un contesto, insomma, di eccellere in qualcosa. Eppure, non è solo questo il talento: Definizione curiosa, ha avuto una storia interessante.

Se si è appassionati di linguaggio, può essere capitato di incuriosirsi e di voler capire meglio cosa si intendesse per talento, definizione che nel significato originale c’entra molto poco con quello che siamo abituati a chiamare con questo nome oggi. Per sperimentarlo, basta una rapida scorsa in rete. Sul più importante motore di ricerca del mondo, se si digitano parole chiave come “talento definizione”, si viene sorpresi.

Talento, definizione antica e inaspettata

Le prime tre parole che emergono sono, infatti, ascendenze di carattere storico, risalenti a un’epoca piuttosto specifica. La prima occorrenza di talento, definizione di carattere puramente economico e valutario, è infatti greca. Unità di misura di peso, di valore variabile secondo i luoghi e i tempi. Ad esempio, il talento attico, quello in uso nell’Atene dei filosofi di cui studiamo a scuola, pesava 26,20 kg. Il talento ebraico di età ellenistica, invece, pesava circa 43,5 kg.  Talento, definizione dal vocabolario di greco, significava in effetti piatto della bilancia, e ha acquisito prima il senso di inclinazione (nell’immagine dell’inclinazione della bilancia) e poi di una misura specifica di peso.

E così si arriva alla definizione successiva. Il secondo significato di talento, definizione alla mano, è sempre antico, ed è strettamente collegato al primo. siamo, però a Roma, nell’impero dell’anno Zero circa. Quello, insomma, in cui visse Gesù. Per lui – in quanto cittadino, storicamente parlando, dell’impero romano, e i suoi contemporanei, talento era la definizione di una moneta. Cosa c’entrano peso e denaro e cosa fa sovrapporre nella parola talento una definizione così specifica lo spiega il portale “Una parola al giorno”: . Il talento era unità di peso e somma di denaro poiché la moneta stessa era metallo prezioso pesato: un talento, ad Atene, corrispondeva a più di venti chili d’argento. Una ricchezza grave, quindi, massiccia, che nel moderno talento appesantisce di responsabilità chi la possieda”.

Talento, definizione che cambia

Anche in questo secondo caso per la parola talento, definizione nero su bianco suggerisce cambiamento. In questo secondo significato “finanziario” c’è la spia del cambiamento di significato che avvicina al termine che conosciamo oggi. Si è detto che il talento era la moneta in uso nella Palestina di Gesù, e sono in fatti le sue vicende che segnano il destino anche della definizione di talento. In particolare quelle che la chiesa accoglie come ufficiali nei quattro Vangeli cosiddetti sinottici. Compare in uno di essi la parola talento: definizione? Presto detto. Siamo nel vangelo di Matteo, ed è una celebre parabola. Quella, appunto, dei talenti.

In sintesi, un uomo sta partendo per un viaggio e affida ai propri servi le proprie ricchezze. Ad uno consegna cinque talenti, a un altro due e al terzo uno solo. Torniamo un attimo a talento, definizione originale. Questi uomini hanno ricevuto qualcosa in forma di moneta, ma sicuramente un oggetto di pregio, di peso molto specifico. Quello della loro responsabilità, anche: devono decidere cosa farne. I primi due, durante l’assenza del padrone, decidono di fare fruttare quanto ricevuto, l’ultimo invece lo va a nascondere. Al ritorno del padrone i primi due servi gli restituiscono il doppio di quanto avevano preso, ricevendo grandi lodi. Il terzo servo presenta invece solo il talento che aveva tenuto nascosto e viene punito con molta severità.

Talento: definizione contemporanea

Nasce qui il concetto di talento, definizione figurata come la conosciamo oggi. Il passaggio di significato si deve proprio al messaggio che la parabola voleva trasmettere: è necessario – e ineludibile, fare fruttare quello che ci viene dato in sorte. Il trasferimento di talento a definizione simbolica è intuitivo. Nel linguaggio di oggi è quel che ci viene dato in sorte, senza averlo meritato, ma che siamo tenuti a non sprecare, se possibile a metter a frutto, sicuramente a non lasciar nascosto. Ecco come arriviamo a talento, definizione ufficiale di riferimento di un qualsiasi dizionario contemporaneo. Così recita, alla voce definizione di talento,

Curiosità: talento, definizione medioevale

Come abbiamo visto, i talenti sono molte cose. Questo piccolo approfondimento avrebbe potuto intitolarsi “talento: definizione poliedrica”. Abbiamo visto l’origine del significato di talento come dote, ma non è finita. Se avete letto Dante, il famoso canto V dell’inferno, Paolo e Francesca, si parla di coloro che “la ragione sommettono al talento”: in quel momento storico infatti, talento significa frenesia, desiderio travolgente, qualcosa di fuori dalle norme. Talento è, nei fatti, sinonimo di follia, di desiderio folle.

Desiderio violento è la definizione di talento in altri passi danteschi Dintorno mi guardò, come talento Avesse di veder s’altri era meco  (Inferno, canto X), ma anche in altri grandi autori, come Boccaccio, che scrive: Primasso, il quale avea talento di mangiare …, si trasse di seno l’uno de’ tre pani li quali portati aveva. Anche in questo caso talento è definizione di quello che ci viene dato in sorte ma che, anzichè essere dominato da noi ci possiede.

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