Il talento nella musica

riccardo cocciante

Mi è capitato un pensiero, guardando distrattamente Stefano Bollani in tv passare con semplicità da un brano jazz suonato al pianoforte ad una musica meno concettuale. Quanto meraviglioso sia il talento nella musica. Padroneggiare strumenti e note senza affanni, concedendosi il piacere di giocare con loro e mostrarsi al pubblico in un lato tanto intimo quanto istrionico. Se avessi dovuto scegliere un’altra vita, in una diversa epoca, l’ho sempre detto: avrei dato l’anima per essere una rocker degli anni ottanta. A cantare a squarcia gola brani orecchiabili, ma di temperamento. E perché no, indossare abiti pieni di lustrini, acconciature oramai desuete, stivali borchie anelli e guanti dallo stridente splendore. Che spesso fanno sorridere viste attraverso il filtro di occhi appartenenti ad un’era difforme. Benchè l’eccentricità nello stile e lo spettacolo vadano spesso a braccetto. Suscitando anche polemica.

Il talento è un’arma precisa, tagliente e difficile da maneggiare. Soprattutto coniugata al termine successo che sembra ad esso ora alieno, ora fratello. In realtà è solo che nulla vi è mai di troppo assoluto. Nulla che appaia totalmente sbagliato o giusto. Ed il talento, nella musica, come in fondo in ogni altro campo, va coltivato, per esprimersi al suo meglio.

Il talento nella musica è soprattutto sacrificio

  • Genialità e talento non sono lo stesso attributo;
  • il talento fine a se stesso, inoltre, non troverebbe mai sbocco, in un’arte alta come la musica, se non accompagnato da altre caratteristiche specifiche;
  • come la passione, motore trainante di ogni impresa;
  • l’impegno e la dedizione, che devono essere costanti in tutti i giorni della vita di un artista;
  • a prescindere da quante distrazioni più piacevoli si possano incontrare;
  • porsi un obiettivo preciso invece, in campo musicale, occorre a non disperdere un tesoro concesso, da considerare quale dono;
  • per questo motivo, essenziale è la capacità di concentrazione;
  • che permette di studiare con continuità, superando anche i propri limiti;
  • e formarsi è determinante per raggiungere il livello più alto possibile;
  • le difficoltà che si presentano sempre in ogni percorso possono essere infatti superate solo con perseveranza;
  • per ottenere dei risultati non bisogna poi mai mancare di umiltà;
  • e circondarsi di altri talenti per studiarne e carpirne ulteriori segreti.

Talento e guadagno

  • Il talento nella musica, come detto, è un modello particolare, perché la musica non è un talento;
  • il talento non è sempre garanzia di successo, se lo associamo poi al guadagno;
  • le variabili che potrebbero assimilare infatti successo e guadagno a volte rispondo a dinamiche imponderabili;
  • dunque la frustrazione è purtroppo sempre dietro l’angolo, nella vita di un musicista;
  • come incertezza e precarietà che in determinate ere hanno un’incidenza superiore rispetto ad altre;
  • ma il talento nella musica è sopra ogni cosa bisogno di esprimersi;
  • perché la musica è una forma personalissima di comunicazione;
  • anche se sempre diretta verso il pubblico che é all’ascolto;
  • e gli strumenti si chiamano strumenti proprio in virtù del fatto che rappresentano il mezzo attraverso cui portare a compimento tale esigenza;
  • lontano dai riflettori, resiste tutta quella schiera di artisti underground, che non possono essere denominati in altra maniera, dal momento che possiedono questa necessità, lavorano duramente per darle sbocco, ma non riescono, nonostante i sacrifici, a fare del loro talento un vero e proprio lavoro, a trovare più ampio respiro;
  • in modo da nobilitare la propria persona oltre una consapevolezza interiore di aver fatto tutto il possibile;
  • di non aver sprecato il talento per incostanza, presunzione o qualunque altro comportamento non consono;
  • ma l’alto livello tecnico è solo un punto di partenza;
  • e le relazioni sono altresì fondamentali;
  • anche se a volte il potere mediatico prevale;
  • e per emergere occorre anche un pizzico di fortuna.

Alcuni precoci talenti musicali

  • Georg Friedrich Händel (1685-1759): nonostante la ferma opposizione del padre, aveva l’abitudine di esercitarsi di notte, mentre tutti dormivano; con il tempo, costrinse il genitore a tornare sui suoi passi. Compose i primi brani undicenne.
  • Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): talento raro e precoce, “il divin fanciullo” iniziò a comporre a 5 anni e fu il primo tra i grandi musicisti ad intraprendere una carriera professionistica.
  • Ludwig van Beethoven (1770-1827): nato in una famiglia di artisti, già a 11 anni faceva parlare di sè; fu avviato con estrema e brutale severità dal padre alla musica, memore delle imprese di Mozart, e divenne l’ultimo grande esponente del classicismo viennese.
  • Franz Schubert (1797-1828): altro talento precocissimo, iniziò gli studi in tenera età e, pur vivendo solo per 31 anni, ha lasciato tantissime composizioni pubblicate per la maggior parte postume.
  • Niccolò Paganini (1782-1840): genio e sregolatezza, violinista tra i più importanti della scuola romantica, seppur autodidatta a 12-13 anni già si esibiva nelle chiese di Genova.
  • Gioachino Rossini (1792-1868): fra i massimi e più celebri operisti della storia, a 10 anni apprese i primi rudimenti di teoria musicale e a 14 anni si iscrisse al Liceo musicale bolognese.
  • Frédéric Chopin (1810-1849): bambino prodigio che compose la sua prima Polacca a 7 anni.

“Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale.”  Evgeny Kissin (pianista russo)

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