Come gestire il talento nella scuola, che compito ha l'istruzione?
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la scuola

Come gestire il talento nella scuola?

Il talento si identifica e riconosce spesso da giovani, in età scolare. Il talento nella scuola però deve muoversi su un equilibrio difficile: come considerarlo e gestirlo, in classe?

Si è detto più volte che si riconosce il talento in quelle qualità evidenti senza essere state allenate, quelle capacità espresse spesso in età molto giovane, quando non ce le si aspetta, con naturalezza. Se i talenti nascono da bambini, è in età scolare che si può vedere qualcosa al di là delle previsioni. Ed è nelle classi che i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo, e quindi mettono in evidenza le loro abilità. Ma il compito della scuola, dicono i pedagogisti, è quello di non lasciare indietro nessuno, non di creare solchi per separare i migliori.

Come sviluppare allora il talento nella scuola, così che ciascuno possa trovare quello che lo contraddistingue? Quello scolastico è infatti il momento della formazione, della creazione dell’autostima. Ed è scovando il proprio talento nella scuola, e non dopo, che i ragazzi possono crescere con equilibrio e metterlo a frutto in età più avanzata. Esistono scuole di pensiero diverse.
 

Il talento nella scuola: qual è il compito dell’istruzione?

Il rovescio della medaglia del non creare una scuola a più velocità, è quello che induce molti a considerare la scuola come un luogo di regole. Il contesto in cui si distingue chi è più diligente e viene mortificato il creativo. Caratteristiche che ne farebbero una nemica del talento. Il pedagogista Ken Robinson, ad esempio, sostiene che “la scuola uccida la creatività”. Secondo molti, l’apprendimento scolastico scolastico tende a scoraggiare i talenti divergenti, il pensiero laterale, mettendo al centro invece chi il talento nella scuola lo dimostra attraverso competenze matematiche, linguistiche o letterarie.

La pedagogia degli ultimi vent’anni, anche in Italia, ha portato nella scuola il concetto di personalizzazione. Non ci può essere, chiariscono i teorici tra cui il prof Bertagna, la stessa scuola per tutti. Il compito della scuola è quindi “costruire piani di studio personalizzati, con obiettivi e traguardi diversi perché connessi alle specifiche vocazioni individuali”. Secondo altri, però, il compito della scuola deve essere quello dell’apprendimento, di cui il talento può essere soltanto un aiuto per alcune materie.
L’apprendimento, in questo senso, è disciplina, rispetto delle regole e impegno. Elementi indispensabili del resto anche allo sviluppo di talenti di tipo diverso, ed è su questi, sostiene un’altra scuola di pensiero che la scuola si deve concentrare.

Due idee rispetto alle quali non si è ancora trovata una sintesi, se non nella consapevolezza che la scuola debba prendersi in carico le attitudini di ognuno. Lo dice anche la Costituzione, che nel terzo articolo impone alle istituzioni, anche quelle educative, di “rimuovere gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana”.
 

Il talento nella scuola, e a scuola: è educabile?

Riflettere sul talento nella scuola, significa considerarla anche come il luogo dell’educazione. E allora, il talento è educabile? O nasce con chi lo porta e si tratta solo di lasciare che si esprima?. Educare del resto, etimologicamente, significa proprio “tirare fuori”, “fare emergere”. Si può farlo, nelle classi, anche col talento? Secondo Maurizio Muraglia il talento (anche nella scuola) ha una componente sociale: dipende moltissimo dall’ambiente all’interno del quale può maturare. Coltivare il talento nella scuola ha quindi a che fare con l’aspetto relazionale. Uno dei compiti più importanti che la scuola deve assumersi riguarda il contesto. I talenti si sviluppano in condizioni di partenza molto diverse tra loro, non di rado difficili. Educare il talento nella scuola, quindi, secondo Muraglia, significa “emancipare i talenti dalla precarietà delle condizioni socioculturali di provenienza”.

Se quindi esiste una componente innata del talento, “il talento va sostenuto, che il soggetto va aiutato a scoprirlo, che il contesto deve fare lasua parte con gli strumenti di sua pertinenza”.  Non è vero, quindi, che la scuola appiattisca necessariamente le capacità, ma nemmeno che essa possa permettersi di mettere in evidenza i talenti di fatto rispecchiando le differenze di partenza che dipendono da contesti esterni.  La sintesi di Muraglia, che è docente, pedagogista, formatore e giornalista, tratteggia con molta chiarezza il ruolo e la funzione del talento nella scuola “La scuola ha una funzione riequilibratrice. Valorizzerà i talenti che hanno la fortuna di potersi rivelare anche grazie al loro “terreno di coltura” sociale e cercherà di fare emergere i talenti che la deprivazione ambientale tende ad occultare. Ma occorre fornire alla scuola gli strumenti di cui ha bisogno e di cui non può dotarsi da sé”.

 

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