Ne sei sicuro? Sì. Il talento sta nelle scelte

talento nelle scelte

Quante volte siamo indecisi fra le tante cose che ci piacciono? Quello che sentiamo come il nostro talento, è la stessa cosa che ci fa mettere in discussione tutto il resto, la passione che guida tutta la nostra vita?
Un esempio illustre ci racconta che il talento sta nelle scelte

 

PAOLA CORTELLESI

 

Immagina una ragazza, poco più che adolescente. Il tempo che non impiega nello studio, lo trascorre sempre allo stesso modo: con il microfono in mano. Cantare è la sua vita, e ama farlo. I pianobar sono il suo palcoscenico. Ed è in uno di questi locali che succede quello che tutti gli aspiranti musicisti sognano: viene notata da un professionista. Ha stoffa, ma non basta. Al pianobar si canta di tutto, dai crooner ai classici italiani. Ma perché diventi qualcuno bisogna che trovi la sua strada, la sua vera “voce”. “Il talento sta nelle scelte”, possiamo immaginare che si sia sentita dire. E lei deve scegliere.

Perché ti ho raccontato questa storia? Perchè sicuramente sai di chi sto parlando. Quella ragazzina oggi la conosciamo tutti: si chiama Paola Cortellesi, mattatrice della comicità italiana, protagonista di film campioni d’incassi che vincono a ripetizione pieni di critica e di pubblico. Cosa è successo tra i pianobar e oggi? Ha capito che per coltivare il proprio talento bisogna sapere dove investire le energie, ed essere messi di fronte a una scelta è, a volte, proprio quello che serve.

Una sera, racconta l’attrice, l’impresario che ormai l’aveva ascoltata in diversi locali le ha detto che, per investire sul suo talento, bisognava che scegliesse un solo genere. Non si può fare tutto ugualmente bene, è quasi impossibile essere bravi a stare sul palco, a cantare tutti i generi e ad affascinare le persone. Però Paola non voleva scegliere. E allora ha capito una cosa che può essere dolorosa, ma spesso è decisiva: se non hai le idee chiare, forse quella non è la strada per te. Se non sai scegliere cosa davvero ti chiama, forse devi ascoltare meglio.

Una sera un’amica le ha consigliato un corso di teatro. Lei ci ha provato. E da quel giorno, il colpo di fulmine: lì poteva cantare, recitare, fare ridere, essere al centro dell’attenzione, senza che nessuno le dicesse che qualcosa non faceva abbastanza per lei. Poteva non scegliere. E al tempo stesso, stava facendo proprio questo. Da quel giorno in poi, non ha più pensato che se doveva scegliere, allora forse non era il caso. Così ha scoperto il suo vero talento, quasi per caso. Il talento che sta nelle scelte.

In un apparente cambio di strada, abbassando il volume di quello che credeva di aver già scoperto, ha dato spazio alla sua vera passione, quella in cui poteva rendere al meglio. Sono nati così film riuscitissimi, da Come un gatto in tangenziale a Cosa ti dice il cervello: tanto fortunati da permettere di scegliere lei, senza che nessuno glielo potesse imporre, cosa scrivere nella sceneggiatura. Se ballare, cantare, fare comicità o persino saltare sui tetti!

Una storia esemplare, questa, che dimostra quanto coltivare il proprio talento significhi molto spesso prendere delle decisioni, anche se a volte ci sembra di fare un salto nel buio, di mettere in discussione tutto quello di cui siamo stati sicuri fino al giorno prima.
Una cosa che sanno bene tutti gli aspiranti artisti che almeno una volta si sono trovati a confrontarsi con la domanda più difficile: sono sicuro di voler continuare?

Quando siamo piccoli, è difficile avere veramente chiaro cosa ci piace di più. Spesso, anche soltanto per passione, facciamo tante cose nei pomeriggi dopo la scuola. Uno o più sport, suoniamo uno strumento o facciamo corsi artistici. Lasciamo volutamente (e volentieri) poco tempo ai doveri.

Oppure capita quando si entra nell’età adulta, quando abbiamo fondato una band, un gruppo, facciamo parte di una squadra. Pare che abbiamo talento, e l’allenatore ci chiede di passare all’agonismo. O facciamo parte di una band o di una compagnia teatrale, e un genitore o chi abbiamo intorno ci chiede quando sarà qualcosa di più di un hobby serale, o, persino, “quando troveremo un lavoro vero”.

Anche in quel caso, il talento sta nelle scelte: siamo abbastanza motivati per scommettere su noi stessi e quel che sappiamo fare, oppure ci lasciamo convincere che sì, in fondo è soltanto un bel passatempo, ma non potrà essere ciò che ci dà da vivere? Se siamo noi stessi a decidere di rinunciare, magari è perché quel talento non sembra davvero tale neppure a noi stessi. Quella passione non ci accende dentro un fuoco tale da non poter stare senza, da trovare la forza di combattere per lei, anche a prezzo di qualche sacrificio, di una incertezza che però ci sappia rendere felici.

Se invece quella passione è la nostra ragione di vita, non è detto che diventeremo Paola Cortellesi o il musicista più famoso del mondo. Però sicuramente avremo scelto di coltivare il nostro talento, e il nostro benessere emotivo sarà stato garantito. Avremo dato valore e messo a frutto la nostra passione. E soprattutto avremo sperimentato sulla nostra pelle quanto il vero modo di far crescere e coltivare le nostre doti sia metterle alla prova di una scelta, anche se difficile. Questa è la differenza che passa tra essere appassionati, portati, dotati per qualcosa, e saper far fruttare un autentico talento. Che è composto di abnegazione.

 


 

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